Compte rendu

Diodore de Sicile, Bibliothèque historique. Tome V. Livre V. Livre des îles, texte établi et traduit par Michel Casevitz, présenté et commenté par Anne Jacquemin, Collection des Universités de France. Série grecque, 516, Paris, Les Belles Lettres, 2015, li + 489 pages dont 113 doubles

Pages 240b à 243b

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  • Bianchetti, S.
(2019). Diodore de Sicile, Bibliothèque historique. Tome V. Livre V. Livre des îles, texte établi et traduit par Michel Casevitz, présenté et commenté par Anne Jacquemin, Collection des Universités de France. Série grecque, 516, Paris, Les Belles Lettres, 2015, li + 489 pages dont 113 doubles. Revue de philologie, de littérature et d'histoire anciennes, Tome XCIII(1), 240b-243b. https://doi.org/10.3917/phil.931.0239b.

  • Bianchetti, Serena.
« Diodore de Sicile, Bibliothèque historique. Tome V. Livre V. Livre des îles, texte établi et traduit par Michel Casevitz, présenté et commenté par Anne Jacquemin, Collection des Universités de France. Série grecque, 516, Paris, Les Belles Lettres, 2015, li + 489 pages dont 113 doubles ». Revue de philologie, de littérature et d'histoire anciennes, 2019/1 Tome XCIII, 2019. p.240b-243b. CAIRN.INFO, shs.cairn.info/revue-de-philologie-litterature-et-histoire-anciennes-2019-1-page-240b?lang=fr.

  • BIANCHETTI, Serena,
2019. Diodore de Sicile, Bibliothèque historique. Tome V. Livre V. Livre des îles, texte établi et traduit par Michel Casevitz, présenté et commenté par Anne Jacquemin, Collection des Universités de France. Série grecque, 516, Paris, Les Belles Lettres, 2015, li + 489 pages dont 113 doubles. Revue de philologie, de littérature et d'histoire anciennes, 2019/1 Tome XCIII, p.240b-243b. DOI : 10.3917/phil.931.0239b. URL : https://shs.cairn.info/revue-de-philologie-litterature-et-histoire-anciennes-2019-1-page-240b?lang=fr.

https://doi.org/10.3917/phil.931.0239b


Notes

  • [1]
    J. Marincola, “Universal History from Ephorus to Diodorus”, in J. Marincola (ed.), A Companion to Greek and Roman Historiography. Vol. I, Malden/Oxford/Carlton, 2007, pp. 171-179; M. Rathmann, Diodor und seine Bibliotheke. Weltgeschichte aus der Provinz, Klio Beihefte (NF) 27, Berlin/Boston, 2016; L.I. Hau, Moral History from Herodotus to Diodorus Siculus, Edinburgh, 2016, pp. 73-123; L.I. Hau, A. Meus, B. Sheridan (eds.), Diodoros of Sicily: Historiographical Theory and Practice in the Bibliotheke, Leuven/Paris/Bristol, 2018, con ampia bibliografia di riferimento.
  • [2]
    Oltre all’introduzione generale a cura di D. Ambaglio, F. Landucci, L. Bravi, Diodoro Siculo, Biblioteca storica, Commento storico. Introduzione generale, Milano, 2004, si segnalano i commenti al libro XVIII (F. Landucci Gattinoni, Milano, 2008), al libro XIII (D. Ambaglio, Milano, 2008), al libro IV (A. Magnelli, G. Mariotta, Milano, 2012), ai libri VI, VII, VIII (G. Cordiano, Milano, 2012), al libro XVII (L. Prandi, Milano, 2013), al libro XXXI (A. Gandini, Milano, 2016), ai libri XXIII-XXIV (R. Scuderi, Milano, 2017). Cfr. anche C. Bearzot, F. Landucci (eds.), Diodoro e l’altra Grecia, Milano, 2005.
  • [3]
    G. Cordiano, M. Zorat (eds.), Diodoro Siculo, Biblioteca storica, II (libri IV-VIII), Milano, 2014.
  • [4]
    S. Bianchetti, “Diodoro V e l’‘isolario’ dei Greci”, Συγγραφή 7 (Atti del Convegno “Epitomati ed epitomatori: il crocevia di Diodoro Siculo”), Pavia, 2005, pp. 13-31.
  • [5]
    P. Ceccarelli, “I Nesiotikà”, ASNSP, 19, 1989, pp. 903-935.
  • [6]
    F. Gisinger, Die Erdbeschreibung des Eudoxos von Knidos, Leipzig/Berlin (Amsterdam, 1967), p. 110; F. Lasserre, Die Fragmente des Eudoxos von Knidos, Berlin, 1966, p. 241.
  • [7]
    Pitea di Massalia, L’oceano, Introduzione, testo, traduzione, commento, a cura di S. Bianchetti, Pisa, 1998; Ead., “The ‘invention’ of Geography: Eratosthenes of Cyrene”, in S. Bianchetti, M.R. Cataudella, H.J. Gehrke (eds.), Brill’s Companion to Ancient Geography. The Inhabited World in Greek and Roman Tradition, Leiden/Boston, 2016, pp. 132-149.
  • [8]
    Pyth. F 1 Bianchetti e comm. ad loc.
  • [9]
    S. Magnani, Il viaggio di Pitea sull’Oceano, Bologna, 2002.
  • [10]
    FGrHist 566 F 85 = Diod. 4, 56 su cui S. Bianchetti, “Da Gades al Tanais: l’Europa di Pitea”, Sileno, 30, 2004, pp. 1-10.
  • [11]
    S. Bianchetti, “Plinio e la descrizione dell’Oceano settentrionale in Pitea di Marsiglia”, Orbis Terrarum, 2, 1996, pp. 73-84.
  • [12]
    S. Bianchetti, “L’idea di Africa da Annone a Plinio”, in A. Mastino, L’Africa romana. Atti del VII Convegno di Studio, Sassari, 15-17 dicembre 1989, Sassari, 1990, pp. 871-878.
  • [13]
    S. Bianchetti, “Ethno-Geography as a Key to Interpreting Historical Leaders and their Expansionist Policies in Diodoros”, in Hau, Meus, Sheridan (eds.), Diodoros of Sicily cit. nota 1, pp. 407-427.

1 Del volume, uscito nel 2015, M. Casevitz ha curato il testo e A. Jacquemin l’introduzione e l’ampio commento storico. Si tratta di un lavoro molto impegnativo e pienamente riuscito; esso si inserisce in un contesto di rinnovato interesse per l’opera diodorea alla quale sono stati dedicati negli ultimi anni numerosi studi [1], tesi soprattutto a cercare di individuare, là dove possibile, il contributo di uno storico che la critica ottocentesca aveva inesorabilmente condannato per scarsa originalità e propensione a riportare in maniera impersonale le fonti utilizzate.

2 In Italia in particolare, i commenti al testo pubblicati dall’Editore Vita e Pensiero (Milano) [2], hanno fortemente contribuito alla ricerca sul metodo diodoreo. Per il libro V a cura di M. Zorat e G. Cordiano [3], l’ampia e esauriente introduzione di quest’ultimo ha avuto il merito di porre nettamente in luce i problemi del “libro delle isole”, già affrontati anche da chi scrive [4].

3 Il quinto libro diodoreo è dedicato, per espressa menzione dell’autore (§ 2), alle isole e presenta proprie peculiarità all’interno della Biblioteca sia per il carattere non esclusivamente storico sia per l’originalità con la quale raccoglie una sorta di catalogo ragionato delle isole, altrimenti assente nella tradizione antica. Come sottolinea A. Jacquemin nell’ esauriente introduzione, il libro comprende tre gruppi di isole: il primo tratta le isole del Mediterraneo, il secondo le isole dell’Oceano abitate dai barbari, il terzo le isole più remote, anacronisticamente definibili “terre dell’utopia”. Sulla divisione l’A. riporta (p. xviii) l’opinione di Ceccarelli [5] che individuava due gruppi nell’organizzazione dell’ isolario diodoreo: le isole dell’Egeo della tradizione greca (§§47-84) e le isole abitate o no da Greci, del Mediterraneo e dei mari esterni (§§ 2-23; 41-46).

4 In realtà il problema degli elenchi di Diodoro è complesso e attiene essenzialmente alle fonti e all’elaborazione di esse da parte della tradizione precedente l’opera del siceliota: si tratta di un problema che avrebbe meritato maggiore spazio nel volume in questione e nel quale non risulta valutato a fondo il ruolo di Eudosso di Cnido, capostipite dei “geografi scienziati” e autore di una ges periodos il cui libro VII era dedicato alle isole [6]. L’importanza di quello che sembra essere il primo catalogo delle isole all’interno di un’opera periplografica scritta da uno scienziato che aveva lavorato al sistema del mondo, è, a mio parere, grande e può aiutare a comprendere una linea di pensiero che va da Eudosso a Pitea, autore di un Periplo nel quale le isole dell’Oceano (in part. Ierne, Britannia, Abalo) assumono per la prima volta un ruolo pari a quelle del Mediterraneo nell’organizzazione dello spazio realmente occupato dall’uomo (greco e/o non greco).

5 L’importanza di Eudosso nell’elaborazione di un catalogo delle isole mi pare evidenziata anche dal rapporto che allo scienziato lega Pitea, la cui impostazione scientifica [7] è chiara già dalla correzione della posizione del polo nord rispetto alla definizione di Eudosso [8]. Se la descrizione di Pitea, come del resto sottolineato anche da Jacquemin, sta alla base della descrizione delle isole del Nord di Diodoro, risulta davvero essenziale capire quale fosse il rapporto che legava uno storico come Diodoro a uno scienziato come Pitea.

6 Si tratta di un nodo molto importante e che avrebbe meritato più spazio anche a partire dalla ricostruzione della possibile rotta piteana che l’A., sulla base di Magnani [9], estende all’esplorazione del mar Baltico. Come noto, la questione è dibattuta e proprio alla luce dell’ipotetico itinerario del Massaliota è possibile ricostruire la fortuna/sfortuna di un viaggio apprezzato pressoché esclusivamente nella stretta cerchia degli scienziati (Eratostene, Ipparco) e criticato dagli storici-geografi (Polibio, Strabone) proprio per la descrizione dell’area nordica, considerata da questi ultimi assolutamente inaffidabile. In questo diverso atteggiamento della tradizione nei confronti della geografia scientifica – e più puntualmente nei confronti della descrizione delle isole settentrionali (si veda per tutte, la fortuna/sfortuna di Thule) – mi era parso particolarmente rilevante il ruolo di Timeo [10] : Diodoro infatti cita e accoglie (IV, 56) l’interpretazione del ritorno degli Argonauti elaborata dal Tauromenita secondo il quale i compagni di Giasone avrebbero navigato il corso del Tanais fino alle sorgenti e, tirata in secco la nave in un certo punto, sarebbero scesi al mare lungo un altro fiume il cui corso andava verso l’oceano, da Settentrione si sarebbero portati verso Occidente tenendo la terra sulla sinistra e, giunti vicino a Gadeira, sarebbero entrati nel nostro mare. Si tratta esattamente della rotta di Pitea che dice di aver navigato da Gades al Tanais lungo la parokeanitis. Il dato è, a mio avviso, importante sia perché attesta la diffusione dell’opera di Pitea al tempo di Timeo sia perché illumina sulla sua utilizzazione nel contesto di una rilettura della saga degli Argonauti in chiave occidentale. Il ruolo di Timeo nella rielaborazione della geografia piteana si coglie inoltre in altri punti della descrizione diodorea: ad es. nella toponomastica, allorché l’isola Abalus è chiamata Basilia [11].

7 Da quanto fin qui argomentato risulta l’importanza di una ricostruzione che possa rendere ragione delle tappe attraverso le quali si arriva all’isolario di Diodoro: il catalogo del quinto libro della Biblioteca nasce infatti, a mio parere, partendo da una concezione globale dell’ecumene (quale doveva trovarsi nell’opera di Eudosso) e dalla quale discende la possibilità di “inventariare” le isole in relazione alle terre cui erano vicine o all’Oceano nel quale si trovavano sparse. E’ sintomatico che proprio delle isole oceaniche siano menzionate quelle esplorate fino al tempo di Pitea (e descritte da Timeo), siano invece ignorate quelle esplorate da Alessandro (ad es. Taprobane descritta da Onesicrito) con la conclusione che potrebbe essere proprio Timeo il responsabile ultimo della selezione confluita in Diodoro per il quale le isole oceaniche di matrice piteana godono di una precisa descrizione geografica mentre quelle dell’Oceano sud-orientale, estranee alla narrazione del Tauromenita, rientrano in una geografia dai connotati utopici.

8 Se si tiene poi conto che nel libro quinto non compare Cerne, descritta dal Periplo di Annone e comunque menzionata da Eforo (e forse da Posidonio) [12] con una localizzazione sud-orientale, si potrebbe tentare di ricostruire le modalità attraverso le quali avvenne la selezione i cui esiti si colgono nel libro diodoreo. E’ questo il processo che ritengo possa essere ancora ulteriormente indagato e che può rendere ragione della peculiarità del libro in esame, che sta tra il libro IV, dominato dalla presenza degli eroi, e il libro VI che introduce alla storia dei Greci. La collocazione del libro può anche spiegare la suddivisione della materia, con un proemio di natura storica che esplicita il debito verso Eforo e verso Timeo, l’immediato passaggio alle isole del Mediterraneo (§§ 2-19) con la centralità attribuita alla Sicilia (§§ 2-9) e il successivo spazio dedicato alle isole dell’Oceano nord-occidentale (§§ 21-38). Dopo il breve spazio dedicato alle isole dell’Oceano sud-orientale (§§ 41-46), i capitoli finali (§§ 47-84) segnano un netto snodo metodologico: l’ordine geografico (da nord a sud) da Samotracia a Creta è puramente funzionale a una lettura in chiave evemerista delle imprese civilizzatrici di dei e eroi. Il libro VI infatti, nonostante lo stato frammentario in cui ci è giunto, consente di riannodare quel filo individuato nel libro IV e che prosegue poi nel libro VII. Inteso in questa prospettiva si comprende anche che il libro V, in cui storia e geografia si intrecciano alla ricerca di un modulo descrittivo atto a fondere i risultati delle conoscenze più avanzate e la realtà coeva, contenga una esplicita esaltazione di Cesare, “soprannominato divo per le sue imprese, primo tra gli uomini di cui c’è memoria ad assoggettare l’isola, a sconfiggere i Britanni e a costringerli a pagare il tributo che aveva fissato per loro”. La divinizzazione di Cesare è qui menzionata per sottolineare quella funzione di conquistatore di aree vaste, estreme e ignote che lo resero degno di Alessandro e degli antichi eroi. Gli ampi capitoli che seguono la descrizione della Britannia e dedicati alla terraferma, in particolare alla Gallia (§§ 25-32), agli Iberi, ai Liguri, agli Etruschi (fino al § 40) si spiegano verosimilmente con il tentativo dello storico di anticipare qui quello che sarebbe stato il teatro di gran parte delle imprese di Cesare e della respublica. Diodoro promette infatti di narrare successivamente queste imprese che non si trovano poi in quello che ci è giunto della Biblioteca[13]. Tuttavia, questa anticipazione, che comporta una trattazione “anomala” nel contesto di un libro dedicato alle isole, è una traccia importante dell’intento politico di Diodoro che evidentemente ancora pensava, all’altezza del V libro, di dedicare alle imprese di Cesare uno spazio cospicuo.

9 Risulta da queste sintetiche osservazioni la complessità di un testo che merita indubbiamente ulteriori approfondimenti ma che ha ricevuto un importante contributo nell’interpretazione offerta da Casevitz e Jacquemin, ai quali va un grande apprezzamento sia per il lavoro filologico che per il commento storico, nel quale si trova sintetizzata gran parte della più recente ricerca sull’isolario diodoreo.

10 Serena Bianchetti


Date de mise en ligne : 19/05/2021

https://doi.org/10.3917/phil.931.0239b