A Francesco Papafava
- Par Vilfredo Pareto
Pages 601 à 602
Citer ce chapitre
- PARETO, Vilfredo,
- Pareto, Vilfredo.
- Pareto, V.
Citer ce chapitre
- Pareto, V.
- Pareto, Vilfredo.
- PARETO, Vilfredo,
Notes
-
[1]
Originale in Archivio dei Conti Papafava dei Carraresi, Padova.
-
[2]
Quintino Sella, 1827-1884, deputato di Destra dal 1860. Ministro delle Finanze tra il 1862 ed il 1873, ottenne il pareggio del bilancio mediante una severa politica tributaria e l'introduzione, nel 1865, della tassa sul macinato. Matematico di valore, fu membro dell'Accademia dei Lincei, prima come socio corrispondente, e poi, dal 25 gennaio 1872, come socio nazionale nella classe di scienze fisiche, matematiche e naturali.
-
[3]
Marco Minghetti, 1818-1886, ministro delle Finanze nel 1862, presidente del consiglio nel 1863-1864 e 1873-1876. Dopo la sua caduta e l'ascesa al potere della Sinistra, fu il capo dell'opposizione costituzionale. Nel suo libro I partili politici e la loro ingerenza nella giustizia e nell'amministrazione (1881) propugnò la necessità d'una riforma dello Stato.
-
[4]
Agostino Depretis, 1813-1887, dopo aver capeggiato l'opposizione parlamentare alla Destra, nel 1876 fu chiamato a succedere al Minghetti, alla testa del primo governo della Sinistra. Nel 1882 allargò il diritto di voto, attuò una larga riforma fiscale, abolendo il corso forzoso e la tassa sul macinato, e dette un grande impulso alle costruzioni navali e ferroviarie. Nel 1882 concluse la Triplice Alleanza. Gli esordi dell'espansionismo coloniale e la prassi del trasformismo sono legati alla sua politica.
-
[5]
Francesco Crispi, 1818-1901, deputato della Sinistra, ministro dell'Interno nel 1877-1879, divenne presidente del consiglio nel 1887 e tale restò sino al 1891. Di nuovo capo del governo nel 1893, fu travolto, nel 1896, dalla sconfitta di Adua.
Firenze, li 5 dicembre 1888
Caro Papafava,
Ella mi domanda : « perché il governo non potrebbe fare buone leggi ? » Il perché non si vede subito, ma il fatto sta che non ne fa sempre che delle cattive. E in questi giorni ne può vedere un fascio. Ecco l'aumento del sale, l'aumento dei decimi, il macinato alle viste, e già si paga il dazio sui cereali, le spese ingenti per la guerra, quelle per la marina, che in parte vanno nel naviglio, ed in parte servono solo a fare regali a Terni !
Tutto questo per appagare la vana gloria delle classi agiate, che sognano conquiste africane o francesi. E intanto i poveri emigrano, e chi rimane, inebetito dai patimenti, non sa neppure più per che strada si spinge il paese !
Un simile governo è la negazione di ogni idea morale e di giustizia. Ogni suo accrescimento di potere non può essere che un danno per la nazione.
Ma non potrebbe mutare ? Dire di no, assolutamente, è forse difficile. Ma intanto il fatto sta che non muta. Ci siano i destri o i sinistri, ci sia Sella, Minghetti, Depretis, Crispi, pel popolo è tutt'uno, conviene che esso col suo lavoro alimenti l'ozio di un numero sempre crescente di parassiti.Poiché col mutare degli uomini non muta l'indirizzo della pubblica cosa, vuol dire che è quistione di sistema non di uomini. Allora vengono fuori i repubblicani e dicono : mutiamo forma di governo.
Neppure questo a me pare rimedio sufficiente, poiché infine la repubblica in Francia ha accresciuto la burocrazia e le spese…
Date de mise en ligne : 13/05/2015
Ce chapitre est en accès conditionnel
Acheter ce chapitre
4,00 €